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Dopo l’Albania il Kerala (India): in Trentino si guarda ancora all’estero per reclutare infermieri

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“Oltre alla mancanza di lavoratori, c’è sempre meno una vocazione per le professioni di cura, che non sono mestieri scelti in mancanza di alternative”. Lo dichiara Italo Monfredini, presidente del Gruppo Spes (Servizi pastorali educativi sociali), che gestisce anche le Rsa del Trentino.

Per fronteggiare la carenza di personale sanitario e scongiurare la chiusura di una delle sette Rsa regionali Monfredini ha iniziato a reclutare infermieri oltre i confini nazionali: “Come gruppo Spes, da anni abbiamo un canale diretto con l’Albania e collaboriamo con la sede di Tirana dell’Università di Tor Vergata, supportati dall’Università Nostra Signora del Buon Consiglio e della fondazione dei Padri Montiani”.

Il titolo di studio è valido sia in Albania sia in Italia. E senza ulteriori procedure burocratiche, poiché rilasciato da entrambi gli atenei. “Ciò ha facilitato l’inserimento nel nostro sistema sanitario di 10-15 persone all’anno, grazie a cui riusciamo a rimanere a galla”, sottolinea Monfredini.

I primi infermieri sono arrivati nel 2022, ma ora anche l’Albania sta attraversando una fase di calo demografico. E allora Monfredini ha deciso di guardare ancora più a Oriente, nello specifico verso il Kerala, regione meridionale dell’India.

Una scelta non casuale: “A Cochin (la seconda città più popolosa del Kerala, ndr) c’è una sede dei Padri Concezionisti, la congregazione religiosa che ha dato vita alla fondazione Nostra Signora del Buon Consiglio (che gestisce l’università a Tirana, ndr). Il presidente è il religioso trentino Ruggero Valentini, mentre il vice viene dal Kerala e grazie a loro siamo entrati in contatto con le università locali”.

I primi venti infermieri dal Kerala arriveranno in Trentino a inizio luglio per lavorare con un contratto di tre mesi. Un impegno che, precisa Monfredini, “con tutta probabilità si trasformerà poi in un contratto a tempo indeterminato“.

Rispetto all’Albania, la situazione burocratica è leggermente più complicata, ma Monfredini è fiducioso: “Tutti gli infermieri hanno la certificazione linguistica B1 per l’italiano e, per quanto riguarda la formazione, hanno studiato in università di stampo anglosassone. Il titolo di studio conseguito sarà valido anche in Italia dopo un passaggio attraverso l’ambasciata”. 

In questi anni il vero ostacolo all’arrivo di personale sanitario dall’estero è stato quello logistico. “Dobbiamo affrontare un notevole dispendio di energie, anche finanziarie, e non è sempre semplice garantire un appartamento agli infermieri, né accompagnarli nelle prime fasi di integrazione culturale”, spiega Monfredini.

E ancora: “La Provincia di Trento è a conoscenza della situazione e si è sempre dimostrata attenta al tema. Il progetto potrebbe estendersi ulteriormente, anche perché temo che nei prossimi anni il problema sarà sempre più esteso e coinvolgerà tutto il sistema sanitario trentino”.

Redeazione Nurse Times

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