Sarebbe stato il primo nella lista d’attesa se il donatore fosse stato del gruppo B, come il suo. Invece il gruppo del donatore, un bambino di tre anni morto di leucemia, è lo 0 rh+. Per questo motivo il bimbo di due anni e mezzo ricoverato all’ospedale Monaldi di Napoli, dopo il trapianto di un cuore danneggiato, ieri sera era il quarto della lista, ossia perché solo compatibile. Tre piccoli malati, ricoverati in altre strutture italiane erano quindi davanti nella lista perché hanno lo stesso gruppo sanguigno del donatore.
Intanto, ci sono alcuni nodi da sciogliere, che riguardano proprio il Monaldi. Se l’organo arrivasse a Napoli, ad esempio, chi si occuperebbe del trapianto? Come noto, dopo l’errore commesso a dicembre, l’attività del centro è stata sospesa. Ci sarebbe allora bisogno di professionisti in arrivo da fuori per eseguire l’intervento. Ma chi? Ieri non era ancora chiaro. E comunque il primario del Monaldi, Guido Oppido, sarebbe l’unico disponibile a operare.
Ieri notte ci sono state call tra i chirurghi dei quattro centri in cima alla lista d’attesa, e si è deciso di effettuare oggi una nuova valutazione delle condizioni del bimbo ricoverato a Napoli per decidere se sia trapiantabile. Va inoltre valutata ancora la situazione del cuore del donatore. La riunione già prevista a Napoli con gli specialisti degli altri centri (Bambino Gesù di Roma, Torino, Bergamo e Padova) servirà quindi a decidere come procedere con l’organo trovato ieri sera. Tra l’altro, è molto probabile che nella lista d’attesa, prima del bimbo ricoverato al Monaldi, figurino pazienti seguiti da alcuni medici chiamati a fornire una consulenza.
Nel frattempo è stata sollecitata la rete europea che raccoglie le donazioni. Il sistema continentale già prevede che, se un cuore non può essere trapiantato in una struttura del Paese dove viene prelevato, sia offerto subito all’estero, affinché non vada sprecato. Inoltre si è deciso di rilanciare un’allerta attraverso il Centro nazionale trapianti, sottolineando la delicatezza del caso italiano. A quanto pare, comunque, il primo cuore almeno compatibile con il bimbo del Monaldi è stato trovato nel nostro Paese, non all’estero.
Il precedente trapianto a cui il bimbo del Monaldi era stato sottoposto non era andato a buon fine perché l’organo trapiantato era arrivato gravemente danneggiato. Era stato infatti trasportato a bordo di un contenitore di vecchio tipo, malgrado l’ospedale napoletano disponga dei box tecnologici che controllano la temperatura. Ciò perché, a quanto risulta, il personale non era adeguatamente formato sull’uso dello strumento più moderno. Si è così optato per utilizzare il contenitore più vecchio, un box simile a quelli usati per tenere le bibite in fresco, che è però considerato fuori dalle linee guida acquisite dalla Procura di Napoli.
E’ uno degli elementi che emergono dall’inchiesta della procura partenopea, che vede al momento sei indagati per lesioni colpose. Sulla vicenda sono al lavoro da oggi anche gli ispettori del ministero della Salute. E sempre oggi è in programma il maxi consulto voluto dal Monaldi per valutare le condizioni del piccolo paziente.
Ier Patrizia Mercolino, madre del bimbo, ha ricevuta una telefonata da Giorgia Meloni, che le ha espresso solidarietà e vicinanza, rassicurandola sul fatto che si sta facendo ogni sforzo per trovare un cuore compatibile per un nuovo intervento. Alla premier, mamma Patrizia ha ribadito la sua priorità: salvare il “piccolo guerriero” che da due mesi lotta per la vita dopo aver ricevuto un cuore non funzionante, e che sopravvive solo grazie a un macchinario per la respirazione e la circolazione extracorporea. Un congegno che lo tiene in vita, ma che, col tempo, danneggia gli organi interni in modo progressivo.
Gli esperti del Bambino Gesù di Roma, interpellati per un secondo parere, hanno messo in evidenza tutti i gravi danni riportati dal piccolo nei due mesi di coma farmacologico dopo il trapianto fallito. Il paziente soffre per una emorragia cerebrale, mostra segni di insufficienza multiorgano (polmoni, reni e fegato), ma soprattutto è affetto da un’infezione non controllata che, con la terapia immunosoppressiva necessaria dopo un eventuale nuovo trapianto, rischierebbe di avere effetti devastanti. Il bimbo, comunque, resiste. Le sue condizioni sono sempre molto gravi, ma stabili.
Sul versante delle indagini prosegue il lavoro degli investigatori, coordinati dal procuratore aggiunto Antonio Ricci con il pm Giuseppe Tittaferrante. La loro attenzione si concentra, tra l’altro, sul contenitore usato per il trasporto: se fosse stato impiegato uno dei moderni box tecnologici in dotazione al Monaldi, il sistema di rilevamento e controllo della temperatura avrebbe segnalato il freddo eccessivo (dovuto probabilmente all’uso di ghiaccio secco, invece di quello tradizionale) impedendo così che il cuore si deteriorasse.
Lunedì è stato ascoltato dal pm, come persona informata dei fatti, il cardiologo che teneva in cura il piccolo e che si è dimesso, sei giorni dopo l’intervento, dall’incarico di responsabile del follow-up post-operatorio. In questi giorni saranno ascoltate altre persone informate dei fatti e poi i sei indagati, componenti delle due equipe di Napoli, ossia quella che ha eseguito l’espianto e quella che ha effettuato il trapianto. Un numero destinato ad aumentare se dovessero essere individuate presunte responsabilità anche a Bolzano, dove è avvenuto l’espianto.
Redazione Nurse Times
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