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“Back to Basic”: voler tornare all’assistenza di base è un’offesa per gli infermieri che vogliono evolvere

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La notizia della nascita di un movimento infermieristico da molti giudicato pro-demansionamento ha suscitato grosso clamore nella comunità professionale del web

Migliaia di sanitari si sono dichiarati favorevoli al ritorno all’infermieristica di base, qualora in alcune realtà l’infermiere l’avesse mai abbandonata, mentre altri ritengono questa idea una trovata demenziale quanto grottesca.

Riportiamo di seguito la lettera inviata alla nostra relazione da un collega che ha preferito mantenere l’anonimato.


“Facendo un paragone molto esagerato (lo dico da subito) ritengo che chi abbia avuto un’idea simile sia paragonabile a quei nostalgici del ventennio che vorrebbero il ritorno al fascismo.

Tra tutti gli aspetti negativi c’è anche l’offesa ai partigiani dell’epoca. Oggigiorno, a volere che si torni al passato può essere solo chi è rimasto indietro e/o non si è rassegnato al fatto che si è andati avanti.

Chi pensa a un “Back to Basic” tra le tante cose offende tutte le generazioni passate di infermieri che hanno fatto sacrifici per portare l’Infermiere dall’essere un missionario con formazione religiosa a diventare un professionista intellettuale con formazione accademica.

La parte che mi ha colpito maggiormente dell’articolo relativo allo studio è stato il “paragrafo a)”.

I rappresentanti di tale movimento credono che rinominare l’assistenza di base possa renderla più appetibile eliminando ogni allusione ad attività che non richiedono particolari competenze.

Ma non è così.  Non è che cambiando il nome alle mansioni domestico alberghiere esse diventino complesse. Trattasi sempre di attività che il 90% della popolazione è in grado di svolgere senza alcuna particolare preparazione.


Ringraziamo il collega per aver voluto condividere il proprio pensiero invitando chiunque volesse commentare tale iniziativa a contattarci.

Simone Gussoni

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