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Cassazione: indennità rischio radiologico anche per infermieri di sala

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Disabile trattato in modo "disumano": per la Cassazione scatta il reato di tortura
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De Palma: «Tecnici di radiologia e infermieri le categorie maggiormente a rischio per contatto con radiazioni ionizzanti. La Cassazione finalmente chiarisce che contano i fatti e l’esposizione reale, non i pareri aziendali»

ROMA 6 FEB – Oltre 150.000 professionisti sanitari in Italia svolgono attività in ambienti con presenza di radiazioni ionizzanti, spesso in zone controllate e con esposizioni cumulative non sempre pienamente riconosciute sul piano contrattuale. A livello globale, secondo i dati autorevoli OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e IAEA (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica)più di 7 milioni di professionisti sanitari risultano esposti nell’ambito di attività diagnostiche, interventistiche e chirurgiche, mentre in Europa il comparto sanitario concentra circa il 70% dei lavoratori professionalmente esposti.

In questo contesto si inserisce una recente ordinanza della Corte di Cassazione (Sezione Lavoro, ordinanza n. 11310 del 29 aprile 2025) che segna un passaggio di rilievo per la tutela dei professionisti sanitari esposti, in particolare per infermieri di sala operatoria e personale impegnato stabilmente in procedure radioguidate.
«È una pronuncia che mette un punto fermo – afferma De Palma – perché chiarisce che i diritti non dipendono da etichette organizzative o valutazioni interne, ma dall’esposizione reale e abituale al rischio».

IL CASO E IL PRINCIPIO AFFERMATO DALLA CORTE

La decisione nasce dal ricorso di infermieri strumentisti impiegati in modo continuativo nelle sale operatorie di un grande centro ortopedico. L’azienda aveva negato l’indennità di rischio radiologico e il congedo per recupero biologico richiamando il parere negativo della Commissione aziendale.
I giudici di merito avevano invece riconosciuto i benefici ai professionisti che operavano abitualmente in zona controllata, escludendo solo chi risultava esposto in maniera occasionale. La Cassazione ha confermato integralmente questo impianto.

Il principio è chiaro: indennità di rischio radiologico e congedo aggiuntivo sono diritti soggettivi, che sorgono al ricorrere dei presupposti di legge e di contratto. Il parere della Commissione aziendale non ha valore costitutivo né preclusivo e non può impedire al lavoratore di far accertare in giudizio l’effettiva esposizione.

ESPOSIZIONE ABITUALE E ZONA CONTROLLATA: COSA CONTA DAVVERO

Per la Corte, ciò che rileva non è la qualifica formale attribuita dall’azienda, ma l’esposizione reale, stabile e non occasionale alle radiazioni ionizzanti.
Per i professionisti sanitari diversi da medici e tecnici di radiologia, il diritto ai benefici sussiste quando l’attività viene svolta abitualmente in aree classificate come “zone controllate”, secondo i criteri della normativa di radioprotezione. La presenza continuativa in tali aree è equiparabile, sul piano giuridico, al superamento delle soglie annue di esposizione rilevanti.

ACCERTAMENTO DEL RISCHIO: IL RUOLO DEL GIUDICE

La Cassazione chiarisce anche che l’esposizione qualificata può essere dimostrata tramite consulenza tecnica d’ufficio, finalizzata a ricostruire dati oggettivi come la presenza effettiva in sala operatoria, il numero di interventi effettuati, le mansioni svolte e la classificazione delle aree di lavoro.
Non si tratta di un accertamento esplorativo, ma di uno strumento pienamente legittimo nel processo del lavoro, dove il giudice dispone di ampi poteri istruttori.

UN RISCHIO STRUTTURALE PER I PROFESSIONISTI SANITARI

Le evidenze epidemiologiche internazionali indicano un rischio aumentato del 20–30% per infermieri di sala operatoria e infermieri strumentisti coinvolti in procedure chirurgiche e interventistiche radioguidate. L’esposizione cronica, anche a basse dosi, è associata a un incremento del rischio oncologico, cataratta professionale e disturbi tiroidei, oltre a problematiche muscolo-scheletriche legate all’uso prolungato dei dispositivi di protezione.

«La sanità – sottolinea De Palma – è un settore in cui l’esposizione è quotidiana, integrata nei flussi ordinari di lavoro e spesso poco tracciata. Questa sentenza rafforza la necessità di misurazioni oggettive, dati verificabili e trasparenza, perché oggi il rischio radiologico non è solo un tema di salute, ma anche di diritti esigibili».

Redazione NurseTimes

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