Il giudice del lavoro ha ritenuto inutili i certificati medici presentati dai lavoratori per giustificare il rifiuto del vaccino.
Dopo una riserva lunga due mesi, il Tribunale di Brindisi ha rigettato il ricorso presentato da due infermieri, dipendenti dell’Asl Brindisi, sospesi dal lavoro senza stipendio fino al 31 dicembre per aver rifiutato il vaccino anti-Covid. Il primo aveva presentato al giudice un certificato del proprio medico di base che attestava l’impossibilità di vaccinazione. La seconda aveva motivato il rifiuto con la presunta incompatibilità tra vaccino e alcune cure a cui si era sottoposta.
Per il giudice del lavoro “non c’erano i presupposti per sottrarsi alla vaccinazione, né all’emissione di un provvedimento di urgenza per la perdita della retribuzione”. Nello specifico, i due lavoratori avevano contestato sia il primo provvedimento di ferie forzate, adottato dalla Asl, sia il successivo che ne ha determinato la sospensione. Entrambi avevano inoltre chiesto al giudice di sollevare una questione di illegittimità costituzionale delle norme.
“Il Giudice ha respinto tutte le richieste dei lavoratori – spiega al quotidiano Repubblica l’avvocato Francesco Ranieri, che insieme alla collega Silvia Mileto ha difeso l’Asl Brindisi –, assumendo che è inammissibile invocare la emissione di un provvedimento d’urgenza, posto che la perdita della retribuzione di per sé non concretizza un pregiudizio imminente ed irreparabile. Ha anche aggiunto che non vi è neppure la prova della lesione irreversibile di un diritto di natura non patrimoniale. Il pregiudizio deve essere connotato dalla irreparabilità e non può ritenersi per il solo fatto dell’interruzione temporanea della prestazione lavorativa. È necessario che la sospensione dal lavoro determini una compromissione irreversibile di posizioni soggettive di carattere assoluto, con ripercussioni negative nella sfera personale e psico-fisica del lavoratore, mentre manca completamente la dimostrazione nei casi prospettati dei danni alla sfera professionale, in termini di mancata progressione di carriera o di dequalificazione”.
Martedì 31 agosto la Regione ha inviato a tutte le Asl pugliesi gli elenchi del personale sanitario residente nelle varie province affinché ciascuna Azienda, entro il 2 settembre, invii una lettera per invitare il personale non vaccinato a rimediare entro cinque giorni. In caso di esito negativo, la decisione sarà segnalata all’Ordine dei medici e al datore di lavoro competente, che adotterà i provvedimenti previsti dalla normativa.
L’Asl brindisina è stata la prima in Puglia ad adottare provvedimenti contro il personale sanitario no vax. Al momento sono 15 i lavoratori sospesi senza retribuzione, tra cui quattro medici (un medico ospedaliero, uno del 118, uno specialista ambulatoriale e un veterinario), ai quali si aggiunge un assistente sociale e un tecnico di laboratorio, il resto sono infermieri e oss.
Redazione Nurse Times
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