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Variante Delta, le precisazioni dell’infettivologo Andreoni

Il direttore della Uoc di Malattie infettive di Tor Vergata, intervenuto su Radio Cusano Campus, ha parlato dela mutazione indiana del coronavirus e non solo.

“Con la vaccinazione completa la variante Delta non può dare malattia grave. Purtroppo ci sono tanti soggetti non vaccinati anche tra le persone fragili e ci sono alcuni soggetti vaccinati che per loro fragilità non hanno risposta al vaccino. Per queste due categorie di persone le varianti sono molto pericolose. C’è una maggiore circolazione di virus a causa della variante Delta, che è un pochino meno sensibile al vaccino, ma non dobbiamo mai fare confusione con il concetto di infezione e quello di malattia”. Così Massimo Andreoni, direttore della Uoc di Malattie infettive di Tor Vergata, intervenuto ai microfoni della trasmissione L’Italia s’è desta, su Radio Cusano Campus.

“Questa variante riesce a circolare meglio anche tra i soggetti vaccinati – ha aggiunto –. Però in Inghilterra, a fronte di 50mila casi al giorno, ci sono praticamente zero persone vaccinate che finiscono in terapia intensiva. È la dimostrazione che il vaccino funziona. Qualcuno dice che i giovani possiamo anche non vaccinarli perché tanto non si ammalano. Io darei un po’ di attenzione al fatto che in queste settimane stiamo vedendo soggetti giovani che hanno avuto una m

alattia banale, ma che hanno sequele rilevanti da questa malattia. Alcuni giovani, a distanza di mesi, non hanno recuperato né gusto né olfatto. Dire che i giovani non hanno problemi per questa malattia è una semplificazione”.

Infine una considerazione sul Green Pass“Se l’obbligo di Green Pass per fare alcune cose può convincere qualcuno a vaccinarsi, ben venga. Inoltre è un problema di convivenza all’interno di una comunità: io vorrei essere garantito il più possibile. Quando prendo un treno preferirei avere intorno persone che, essendo vaccinate, hanno molte meno possibilità di essere infette e infettive. Se si parla di libertà, anche chiedere di avere la patente per poter portare una macchina potrebbe essere vista come un eccesso di zelo, ma diventa un modo per salvaguardare tutta la comunità”.

Redazione Nurse Times

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