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Varese, infermiera vessata dal primario perché lesbica. Asl condannata

Il Tribunale di Busto Arsizio (Varese) ha riconosciuto le molestie per orientamento sessuale nei confronti di una donna lesbica perseguitata dal suo superiore sul lavoro

Condannata l’Azienda sociosanitaria territoriale della Valle Olona, in Lombardia, a risarcirla con diecimila euro per le molestie subite. È la prima volta in Italia.

Il caso riguarda un’infermiera che lavorava come responsabile dell’ambulatorio di Ginecologia e Ostetricia in una struttura della Asst Valle Olona, che comprende gli ospedali di Busto Arsizio, Gallarate, Saronno e Somma Lombardo.

L’infermiera è stata sottoposta a continue vessazioni dal primario del suo reparto dopo che l’uomo è venuto a conoscenza del suo orientamento sessuale, costretta a lavorare in un clima ostile e poi trasferita da un reparto all’altro dell’ospedale, nonostante le dimostrazioni di stima degli altri colleghi che hanno scritto una lettera ai dirigenti dell’ospedale per non farla spostare.

“Avevo un rapporto molto cordiale con il mio nuovo primario” racconta l’infermiera che preferisce rimanere anonima.

“Ma quando ha scoperto la mia relazione con un’altra collega – continua l’infermiera – ha cambiato del tutto atteggiamento. Ha smesso di guardarmi, non mi parlava più, ha cominciato a fare battute oscene, a chiamare la mia compagna con il mio nome e viceversa. Sono arrivata al punto di prendere le pastiglie per gli attacchi di panico. In sei mesi mi hanno spostato almeno dieci volte. Da responsabile dell’ambulatorio di Ginecologia con 5.000 pazienti mi hanno mandata a fare tamponi in un parcheggio”.

Dopo l’emergere del caso nel dicembre 2019 è stata trasferita di reparto, ha fatto denuncia in sede penale e civile.

Il giudice del lavoro di Busto Arsizio ha riconosciuto le molestie e ha condannato il datore di lavoro, l’Asst Valle Olona, a risarcirla. Entro un mese verranno pubblicate le motivazioni della sentenza.

“È la conferma che nessun dirigente può interpretare il suo ruolo come una licenza di svilire i sottoposti con battute offensive», chiosa il suo avvocato.

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