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Regionali Puglia 2020: Intervista Esclusiva a Antonella Laricchia (M5S)

Nurse Times ha invitato tutti i candidati alla presidenza della regione alle prossime elezioni in Puglia a rispondere alle nostre domande. Come è gestito il sistema sanitario in Puglia? Cosa va cambiato? La candidata alla presidenza Antonella Laricchia, del Movimento 5 Stelle, risponde alle nostre domande in tema di sanità, lavoro e gestione dell’emergenza.

L’intervista a Antonella Laricchia

Qual è la sua idea sull’organizzazione attuale del sistema sanitario regionale? Cosa va cambiato, se qualcosa va cambiato?

La sanità in Puglia va completamente riformata, vista la gestione fallimentare iniziata con Fitto e proseguita poi con Vendola ed Emiliano. Paghiamo le conseguenze di una politica regionale che ha portato solo a una progressiva riduzione delle risorse umane, tecnologiche e finanziarie pregiudicando gravemente l’efficienza del servizio sanitario regionale. Il Piano di Riordino è il simbolo del fallimento della politica sanitaria di questa Giunta: chiusure mascherate da riconversioni, a cui non è seguito un adeguato potenziamento dell’assistenza territoriale con la conseguenza di una diminuzione dei posti letto e  delle prestazioni erogate, con i pugliesi costretti a rivolgersi al privato o ad andare fuori regione  per fare una visita specialistica o un semplice esame. Questo non può più esistere: la sanità pugliese deve avere al centro della politica l’adeguata risposta alle esigenze del territorio.

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Negli ultimi anni, nel corso di questo periodo amministrativo, ha fatto molto discutere la scelta del governatore di mantenere la delega per la sanità affidandosi più che a politici a tecnici (come è successo con Ruscitti, Montanaro e ora con Lopalco). Cosa ne pensa per il futuro? Va bene continuare con una gestione tecnica o bisognerebbe virare per una direzione politica?

Il problema di questa legislatura è stata la mancanza di un assessore alla Sanità che facesse una seria programmazione e con una visione chiara. La delega alla sanità  è un impegno che richiede 24 ore su 24, non ritagli di tempo. Servono tecnici competenti e preparati e serve una visione politica, che non c’è stata. Si è navigato a vista con delibere su delibere per un piano di riordino da libro dei sogni sulla carta, ma da incubo nella realtà. Un piano in cui non si è tenuto conto del fabbisogno di salute delle singole province. nella sostanza sono stati effettuati solo  tagli lineari dei posti letto.

Il sistema sanitario regionale dovrebbe, in futuro, puntare su grandi poli ospedalieri o piuttosto su piccoli ospedali diffusi sul territorio?

L’ospedale sotto casa ha creato un abbassamento della qualità dei servizi ospedalieri, diluendo sul territorio le eccellenze dei professionisti della salute e la disponibilità dei dispositivi strumentali e tecnologici a supporto, con ogni conseguenza in termini di decremento della qualità delle prestazioni.  Per questo riteniamo necessario un piano di riordino. Un piano non fatto di tagli lineari, ma incentrato sulla presenza di ospedali di eccellenza che possano garantire, in rapporto al bacino di utenza, la massima qualità e sicurezza delle prestazioni sanitarie. Come più volte detto, gli ospedali e il territorio devono essere collegati da una visione programmatica e correlata ai dati epidemiologici e alle reali esigenze del territorio

Il progressivo invecchiamento della popolazione, anche in Puglia, pone due problemi di carattere sociale oltre che sanitario: il primo è il problema della prevenzione e il secondo è quello del bisogno di assistenza sanitaria territoriale. Quali sono gli strumenti da mettere in atto perché un sistema sanitario possa sopperire alle due situazioni sociali?

La specialistica ambulatoriale deve essere considerata uno degli assi strategici della prevenzione e della sanità territoriale. Per anni la sanità pugliese non ha tenuto conto delle reali esigenze dei cittadini e dei territori, ma ora è il momento di cambiare il passo. Bisogna puntare sull’educazione alla salute dall’infanzia alla terza età. Per quanto riguarda gli screening serve potenziare la rete a livello territoriale e aggiornare i database delle Asl, spesso datati, per cui migliaia di avvisi per esami come pap test o gli screening mammografici gratuiti tornano indietro e non vengono fatti per tempo e in tanti non sanno di poter fare gratuitamente questi esami. Riteniamo poi fondamentale promuovere lo sport nelle scuole e giornate di sensibilizzazione sulle dipendenze e sull’importanza di un corretto stile di vita.

Qual è la sua idea sull’attuale gestione delle Residenze Sanitarie Assistenziali, strutture private che imprescindibilmente si trovano a collaborare con il pubblico, cosa ne pensa, soprattutto alla luce dell’esperienza pandemica?

Crediamo in un nuovo modello di gestione delle non autosufficienze e delle disabilità fino ad ora affidato a strutture residenziali, semiresidenziali e centri diurni. Proponiamo un modello di cohousing legato al budget di salute per migliorare concretamente la qualità della vita delle persone.  Per quanto riguarda la tutela della popolazione più anziana, crediamo che la gestione debba essere legata all’adozione di specifici piani per la cronicità. Il modello che noi proponiamo con figure specifiche come l’infermiere di famiglia migliorerà la qualità dell’assistenza e produrrà risparmi legati alla diminuzione dell’ospedalizzazione

Come pensa si possa implementare e recuperare una maggiore integrazione tra mondo universitario e formativo e mondo professionale in materia sanitaria?

Per una formazione di qualità è necessaria la partecipazione della comunità accademica, coinvolgendo  i sistemi sanitari, le istituzioni di governo e gli ordini professionali. Occorre  prevedere un

ampio spettro di attività, compreso l’accreditamento delle istituzioni educative e dei programmi nonchè la regolamentazione dei profili professionali. Le questioni da affrontare sono essenzialmente due: la  formazione di base dei professionisti sanitari e il mantenimento costante di una formazione  aggiornata, attenta anche alla qualità e umanizzazione delle cure, che richiedono specifiche competenze.

Obiettivo prioritario è sviluppare un sistema regionale di formazione continua che si attivi su tre direttive principali. La formazione manageriale dell’alta dirigenza, la formazione per la dirigenza medica, amministrativa, tecnica e infermieristica; la formazione in medicina generale. In tale prospettiva occorre istituire un polo formativo regionale integrato per la formazione, che veda coinvolti tutti i soggetti citati e un osservatorio sulla formazione sanitaria, che raccolga  i dati relativi alle iniziative formative (obbligatorie e facoltative)

Precariato e disoccupazione sono realtà e problematiche pressanti nel nostro presente. Le cose sono in qualche misura conciliabili?

Stabilizzazione e nuove assunzioni sono sicuramente conciliabili tra loro, come d’altra parte previsto dalla normativa nazionale. È indubbio che coloro che da anni prestano servizio senza soluzione di continuità nelle asl regionali e nelle società partecipate con contratti a tempo determinato  meritino, come d’altra parte chiarito dalla Comunità Europea, di essere stabilizzati per non vanificare le professionalità acquisite. Vista comunque la accertata carenza di personale sanitario in Puglia, alla stabilizzazione dovrà affiancarsi l’indizione di procedure concorsuali trasparenti e snelle, contrariamente a quanto sinora avvenuto. Si pensi ad esempio al concorsone per OSS bandito dal Riuniti di Foggia e oggetto di numerosi ricorsi.

Alla luce dell’emergenza sanitaria si è riscontrata in maniera più evidente la problematica delle responsabilità in campo medico. Quale è la vostra idea sulla possibilità di introdurre uno scudo penale che in qualche modo protegga le aziende sanitarie?

Posto che l’ordinamento vigente già chiaramente disciplina la responsabilità dei medici, sia penale che civile, la particolare situazione emergenziale impone l’apertura di un dibattito sul tema, anche per comprendere se dette norme possano trovare applicazione in situazioni  come quella che sta vivendo oggi il personale medico. Certamente non potranno essere esonerati da responsabilità coloro che, inadempiendo ai propri obblighi, non hanno messo il personale sanitario nelle condizioni di operare con la dovuta diligenza e perizia.

Come pensa sia stata gestita l’emergenza coronavirus nella nostra regione?

L’emergenza ha messo in luce tutte le criticità del sistema sanitario, dal depotenziamento di quello pubblico, all’assenza dell’assistenza territoriale, al mancato reale controllo delle strutture accreditate e alla carenza di organico anche dei dipartimenti di prevenzione. La gestione Emiliano ancora una volta si è sostanziata in proclami e intenzioni trasfuse su carta e poi non tradotte nella realtà. Si pensi alle usca, in tutta Italia fondamentali per la cura dei pazienti con Covid -19 che non avevano bisogno di ricovero, e che solo in Puglia sono partite con mesi di ritardo e con bandi cambiati in corsa.

Quali sono i piani d’azione per il futuro in previsione dell’autunno nell’ottica dell’emergenza sanitaria?

Il Covid-19 ha messo in evidenza i punti deboli del nostro sistema di tutela della salute. In particolare la difficoltà a perseguire i principi di universalità e uguaglianza, che ne sono alla base. Oltre a dare concreto seguito alla normativa nazionale, che impone un potenziamento dei posti letto esistenti e consente di implementare il personale, occorrerà dotarsi di un adeguato numero di dispositivi. Inoltre, bisognerà potenziare la rete dei laboratori e soprattutto garantire la corretta erogazione dell’assistenza primaria, che deve partecipare  attivamente alle iniziative del Distretto. Occorre pensare ad un modello integrato, che  sfrutti anche l’innovazione tecnologica disponibile. È anche necessario vigilare sull’attuazione dei protocolli ministeriali. Protocolli che impongono misure di sicurezza atte a limitare i contagi, soprattutto negli ambienti ospedalieri e nelle case di riposo

A lungo termine come sarà pronta la nostra regione alle situazioni epidemiche, alla luce dell’esperienza coronavirus?

Per essere pronti a lungo termine a nuove emergenze pandemiche occorrerà non solo aggiornare il piano pandemico regionale ma soprattutto attuare quanto previsto nel piano. Si potrà essere pronti solo con un cambio di rotta rispetto alla gestione attuale ed a quella precedente. Questo, mettendo in atto quanto previsto nel nostro programma sanità. Dal potenziamento dell’assistenza territoriale, alla revisione del piano di riordino, al potenziamento del personale, alla revisione degli attuali strumenti di assistenza e supporto alle cure per anziani e disabili.

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Cristiana Toscano

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