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Infermieri senza Pec sospesi dagli Opi, Nursing Up: “Occorre modifire l’attuale normativa”

Prendendo spunto dalla sospensione di 190 iscritti a Opi Taranto, il presidente del sindacato Antonio De Palma, lancia un appello al nuovo Governo: “Al nostro Sistema sanitario servono disposizioni più elastiche e soluzioni meno drastiche. Con una carenza di 80mila professionisti, non possiamo permetterci di lasciarne a casa tanti”.

“Ci giunge notizia della sospensione da parte di Opi Taranto di ben 190 professionisti, rei di non essersi messi in regola con la Pec, l’indirizzo di posta elettronica. La normativa parla chiaro: il Decreto Semplificazioni del 17 luglio 2020 ha modificato il comma 7 bis dell’articolo 16 del Decreto legge n.185 de 29 novembre 2008, rafforzando l’obbligo per tutti i professionisti iscritti a un albo di comunicare il proprio indirizzo di posta elettronica certificata. Gli infermieri italiani hanno oggi 30 giorni di tempo per mettersi in regola e comunicare il proprio domicilio digitale. In caso contrario saranno sospesi e non potranno esercitare la loro professione, come accaduto in Puglia, almeno finché non si doteranno di una Pec”. Così Antonio De Palma (foto), presidente nazionale del sindacato Nursing Up.

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“Proviamo a ragionare serenamente su una norma che, seppur legittima, in questo particolare momento storico, a nostro avviso, andrebbe urgentemente ripensata – prosegue -. Con una carenza di 80mila infermieri da Nord a Sud, possiamo davvero permetterci di lasciare a casa 190 professionisti? E se ogni Opi decidesse, per assurdo, di sospendere quasi 200 infermieri che non hanno una Pec, quale contraccolpo subirebbe la già claudicante sanità italiana? Come sindacato delle professioni sanitarie, da sempre siamo per il rispetto delle regole. Ma così come accadde con la nostra nota stampa relativa ai crediti Ecm e al rischio sospensione, vorremmo invitare il nuovo Governo a intervenire, proponendo modifiche alle attuali disposizioni per rendere meno drastica questa normativa”.

E ancora: “Non dimentichiamo che ci sono ancora centinaia di infermieri sospesi dal lavoro per questioni legate al Covid, che per ora non saranno reintegrati. Non discutiamo ciò che va fatto, ma a nostro giudizio bisognerebbe modificare le norme attuali e prevenirne i pericolosi effetti. Con una voragine di infermieri così ampia, con i bandi concorsuali che vanno deserti perché gli infermieri non ritengono idonee le proposte che vengono loro offerte, con l’emorragia  di professionisti dalla sanità pubblica che si dimettono, con la fuga di infermieri all’estero, dobbiamo cercare, e il nuovo Governo ha gli strumenti per farlo, una soluzione per evitare il tracollo del nostro sistema”.

Sempre De Palma: “Paradosso dei paradossi, poi, da una parte sospendiamo i nostri infermieri perché non sono dotati di una Pec, ma dall’altra, per sopperire alla mancanza di personale, come accade con l’Ulss 3 Serenissima, in Veneto, per ovviare alla carenza di professionisti reclutiamo addirittura professionisti dal Venezuela. Una riflessione è allora doverosa. Nessuno discute le leggi, che vanno applicate, ma non sarebbe opportuno agire con un pizzico di elasticità in più, attivando una campagna informativa di massa, per mettere tutti gli infermieri (e gli altri professionisti sanitari) nella condizione di regolarizzarsi? Può sembrare assurdo, ma se molti Opi offrono addirittura le Pec a titolo gratuito e alcuni infermieri ancora non si regolarizzano, magari c’è una mancanza di informazione, alla quale va posto rimedio con un atteggiamento sereno e non vessatorio”.

Conclude il presidente Nursing Up: “Con il nuovo Governo proviamo allora a rendere più elastica la norma sull’obbligo di dotarsi delle Pec da parte degli infermieri. Concediamo il giusto tempo ai professionisti per regolarizzarsi: 30 giorni, in tal senso, potrebbero non bastare e potrebbe essere necessario concedere un’ulteriore deroga. Ma soprattutto, oltre alle doverose lettere di diffida, mettiamoli anche nella condizione di fare ciò che è necessario, accompagnandoli in questo percorso di informatizzazione con campagne ad hoc. Insomma, le conseguenze della carenza infermieristica si abbattono come enormi macigni sulla qualità delle prestazioni sanitarie, e questo non possiamo certo permettercelo, visto che poi, paradossalmente, per coprire le lacune andiamo ad assumere infermieri dai posti più svariati del mondo, lasciando a casa i nostri professionisti”.

Redazione Nurse Times

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