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Genova, futuro incerto per 29 oss dopo il blocco del concorso: “Rischiamo di restare senza lavoro”

Lo sfogo di un’operatrice socio-sanitaria che ha combattuto in prima linea al Policlinico San Martino durante l’emergenza Covid.

Ha lavorato nei reparti più a rischio in piena pandemia, quando “si andava per tentativi”. Tornava a casa con le lacrime agli occhi e “non era facile nemmeno trovare una baby sitter per mia figlia, perché eravamo visti come appestati, tanta era la paura del contagio”. La storia di Luisa – il nome è di fantasia – e dei suoi 28 colleghi sembra una beffa di cattivo gusto: perché lei, 46 anni, operatrice socio-sanitaria da 17 che non si è mai tirata indietro, nemmeno nei momenti più duri, quando lavorava nelle cosiddette aree sporche del Policlinico San Martino di Genova, con il suo contratto a termine di sei mesi, oggi si trova in un limbo. Ancora. Sì, perché il sogno di vedersi finalmente stabilizzata attraverso il concorsone di Alisa, l’Azienda sanitaria regionale, rischia di sfumare: “Ho passato lo scritto, la prova pratica. Arrivo alla vigilia della prova orale e con i ricorsi al Tar viene sospeso tutto”.

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Il Consiglio di Stato ha infatti bloccato il maxi-concorso indetto nel novembre 2019 da Alisa per assumere almeno 274 oss in Liguria. Una decisione arrivata con l’ordinanza che ha respinto la richiesta dell’Azienda sanitaria ligure di sospendere in via cautelare la sentenza di primo grado del Tar, che aveva dato ragione ai promotori del ricorso. Ma se l’incertezza pesa su tutti i candidati, la storia di Luisa e dei suoi colleghi è ancora più tortuosa. Un’odissea che comincia un anno fa, poco prima che deflagrasse l’emergenza Covid: “Avevo partecipato e superato il concorso bandito dall’ospedale Galliera a dicembre, e a febbraio era uscita la graduatoria: poco prima che scoppiasse la pandemia”.

Con l’emergenza in corso succede che Luisa e i suoi colleghi vengano chiamati dal Policlinico San Martino, con la proposta di un contratto di sei mesi più sei. “Io accetto, nonostante i rischi: è la trincea. Al lavoro spesso si andava anche a piedi, perché i mezzi passavano di rado. Ho lavorato nell’area critica del Pronto soccorso, al piano meno uno, meno due, al piano zero del professor Bassetti. Colleghi eccezionali, ma è stata durissima”.

Quando il contratto sta per scadere, ecco il primo nodo di questa storia: al Policlinico San Martino non riescono a offrire garanzie per il futuro. “E nel frattempo, a ridosso della scadenza, ci contattanovia mail dall’ospedale Galliera – continua Luisa –, proponendo un contratto di un anno. Accetto. Il mattino seguente, però, il Policlinico San Martino ci propone un contratto di sei mesi più sei. Dal Galliera non abbiamo più notizie. Così ci informiamo, e veniamo a sapere che dal San Martino avevano diramato una nota che ci richiedeva a causa dell’emergenza sanitaria in corso, visto che in quel momento stavamo già lavorando per loro. Tramite il sindacato accettiamo, ma chiediamo parità di trattamento. Perché nel frattempo, al Galliera, avevano iniziato a contattare altri oss della stessa graduatoria per proporre altri contratti, questa volta della durata di tre anni. Una disparità di trattamento tra aziende sanitarie che ci sembrava una beffa”.

Qui entra il gioco il direttore generale del policlinico San Martino, Salvatore Giuffrida: “Con una procedura molto corretta ci risponde che avremmo continuano a lavorare con contratti di sei mesi in sei mesi, ma solo fino al concorsone di Alisa. A quel punto sarebbero scattate le assunzioni, pescando da quella graduatoria. Dunque ci mettiamo a studiare. Anche la domenica, per non sottrarre ore al lavoro”. Luisa supera le prove, sembra fatta: manca l’ultimo miglio. Fino al blocco: “Adesso il nostro incubo è che, vista la sospensione, le assunzioni del personale avvengano prendendo dalla graduatoria di La Spezia, dove si è svolto un concorso separato. Questa per noi sarebbe la fine”.

Redazione Nurse Times

Fonte: la Repubblica

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