Finte vaccinazioni ai bambini: Emanuela Petrillo condannata a maxi risarcimento

La Corte dei Conti del Friuli Venezia Giulia ha stabilito che l’ex assistente sanitaria dovrà pagare 550mila euro all’Azienda sanitaria universitaria del Friuli Centrale

Emanuela Petrillo è stata condannata dalla Corte dei Conti del Friuli Venezia Giulia al pagamento in favore dell’Azienda sanitaria universitaria del Friuli Centrale della somma complessiva di 550mila euro, oltre agli interessi legali, e al pagamento in favore dello Stato delle spese di giustizia, liquidate in 583,40 euro. È la conseguenza della sentenza appena depositata che, dopo l’udienza del 22 aprile, ha dichiarato la responsabilità amministrativa dell’ex assistente sanitaria di Udine, Codroipo e Treviso, accusata di aver solo finto la vaccinazione sui bambini sottoposti a profilassi.

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I Fatti che si riferiscono agli anni 2009-2015, quando la Petrillo lavorava in Friuli, ben prima che esplodesse il caso delle mancate vaccinazioni a Treviso, per le quali è assurta agli onori delle cronache. La Procura della Corte dei Conti aveva citato Petrillo per chiederne la condanna al pagamento di una somma complessiva di 662.148,20 per risarcire – si legge nella sentenza – “il danno che la sanità regionale avrebbe subito in corrispondenza dei costi correlati alla presunta mancata somministrazione di vaccini ai bambini sottoposti a quel tipo di profilassi tra la fine del 2009 e la fine del 2015”.

La Procura (che si era mossa sulla base di una segnalazione del 2017), infatti, aveva sostenuto che, per effetto della condotta attribuita a Petrillo, l’amministrazione si era trovata costretta a un piano straordinario, richiamando tutti i bambini vaccinati nei giorni in cui Petrillo era in servizio “fra il 16 novembre 2009 e il 18 dicembre 2015”. Petrillo, si legge nella sentenza, non si è costituita. Il suo legale non ha ritenuto di commentare il pronunciamento.

Le risultanze istruttorie, si legge nel provvedimento, hanno condotto il Collegio a ritenere “sussistente la condotta antigiuridica contestata alla convenuta”. Nella sentenza si fa riferimento agli esiti delle indagini delegate dalla Procura della Repubblica di Udine (il processo penale è tuttora in corso e la sentenza è attesa a febbraio). “In considerazione del fatto che gli accertamenti sierologici eseguiti hanno rivelato che i vaccini non sono stati inoculati in grandissima parte dei bambini affidati alla cura” di Petrillo, si legge nella sentenza della Corte dei Conti Fvg.

Il Collegio ha “ragionevolmente escluso che tale condotta sia stata frutto di seppur gravissima negligenza atteso che un così macroscopico errore tecnico sarebbe ipotizzabile, secondo la comune esperienza, solo per un numero limitatissimo di casi”. Inoltre, si legge ancora, non appare ipotizzabile, “che la convenuta sia stata tanto negligente da adottare, in via generale una tecnica di somministrazione vaccinale così macroscopicamente errata da vanificare in modo sistematico pressocché l’intero ciclo di inoculazioni”.

Quindi la Corte dei Conti conclude che “si deve ragionevolmente ritenere che abbia coscientemente agito secondo l’intenzione di omettere le somministrazioni”. Il Collegio presieduto da Paolo Simeon ha accolto tutte le richieste della Procura contabile, tranne quella relativa alla “spesa inutilmente sostenuta” per l’acquisto e la somministrazione “dei vaccini che non sono risultati somministrati da Petrillo come da esiti dell’incidente probatorio”.

Questo perché, secondo il Collegio, “i 109 vaccini di cui parla la Procura non corrispondono a tutti i casi di mancata inoculazione riconducibili” a Petrillo negli anni in cui ha lavorato in Fvg ma rappresentano “solo le mancate somministrazioni rilevate nel corso delle indagini nel gruppo di utenti” certamente sottoposti alle sue cure. Il Collegio ha invece ritenuto che Petrillo dovrà farsi carico delle spese per l’acquisto e la ri-somministrazione delle dosi, per l’attività informativa della campagna “Vaccinare-Sì”, per il supporto amministrativo e per i costi del personale della task force.

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Fonte: Il Gazzettino

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