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Decessi in corsia a Lugo, perizia sembra inchiodare l’infermiera: “Almeno il triplo quando lei era di turno”

Nuova tegola processuale per l’imputata Daniela Poggiali, attualmente in carcere per l’accusa di omicidio volontario.

Il numero di pazienti deceduti durante il turno di Daniela Poggiali (foto) era maggiore rispetto al solito? A questo quesito ha risposto Alessio Fracomeni, professore dell’Università Tor Vergata di Roma, incaricato dalla Corte d’Assise d’appello di Bologna per il processo ter che vede imputata l’ex infermiera di Lugo di Romagna (Ravenna) per la morte della 78enne Rosa Calderoni, deceduta l’8 aprile 2014. Assassinata, secondo l’accusa, con dosi di potassio. La risposta è inquietante: confrontando Daniela Poggiali con le altre infermiere del reparto di Medicina dell’ospedale di Lugo con le stesse caratteristiche di turno e orari, emerge che il tasso di mortalità in corsia quando lei era in servizio era tra le tre e le cinque volte superiore rispetto alla media.

La perizia rivela che lo stesso risultato emerge anche usando metodologie di analisi diverse. L’esperto, come riportato dal Corriere di Romagna, sottolinea “una sostanziale associazione positiva tra il tasso di mortalità registrato e lo stato in servizio dell’imputata”. Evidenzia inoltre che nell’ultimo semestre, in particolare intorno al dicembre 2013, ci sia stata un’impennata nei morti che porta a quantificare per la Poggiali “un numero di decessi circa il quadruplo rispetto a quello atteso per il resto del personale sanitario considerato”. Lo si nota soprattutto nei turni mattutini. “Di notte, stranamente, no. Ed è una cosa che mi ha colpito”, dice il perito in aula, senza però trovare una spiegazione statistica. “E’ l’unico campo d’indagine in cui c’è un appiattimento – nota il presidente -. Non può essere che gli infermieri dormicchiano e i morti della notte vengano constatati la mattina?”.

La stessa Corte di

Cassazione, annullando per la seconda volta l’assoluzione dell’ex infermiera in Appello, aveva chiesto che i giudici prendessero in considerazione l’esito della consulenza affidata dalla Procura al professor Rocco Micciolo e al medico legale Franco Tagliaro. Uno studio che aveva a suo tempo riportato numeri precisi: sui 191 decessi totali, 139 sono avvenuti nel settore della Poggiali e in quello comunicante, a fronte dei 52 negli altri due non comunicanti, con un picco di 16 decessi a settimana durante i turni della 48enne, contro la media di 4,7 dei colleghi. Risultati in linea con la nuova perizia.

La difesa, però, non ci sta e si rifà alle conclusioni della consulente Julia Mortera. “Fattori non misurabili e ignoti”, insistono, non possono portare a interpretazioni causali. Inoltre vengono riportati tassi di mortalità dei reparti di Medicina di Faenza e Ravenna, “sovrapponibili a quelli di Lugo”. L’imputata, intanto, si trova in custodia cautelare in carcere dopo la condanna a 30 anni, ricevuta in primo grado a dicembre scorso in abbreviato per l’omicidio di un suo paziente, il 95enne Massimo Montanari, morto il 12 marzo 2014 all’ospedale di Lugo. Questo processo in appello porterà a due sentenze il 25 ottobre. I giudici dovranno tenere conto della nuova perizia in entrambi i processi.

Redazione Nurse Times

Fonte: la Repubblica

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