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Coronavirus, una famiglia di infermieri in prima linea: Mattarella premia 4 fratelli

Stefania, Maria, Valerio e Raffaele Mautone hanno ricevuto l’onorificenza del Cavalierato della Presidenza della Repubblica.

Sono quattro fratelli, accomunati da un’unica passione: la vita in corsia. Stefania, Maria, Valerio e Raffaele Mautone sono infermieri, così come lo era loro padre Giorgio. Nella casa popolare di Pianura, dove sono cresciuti alla periferia di Napoli, la porta era sempre aperta: «Da noi venivano tutti quelli che avevano bisogno di primo soccorso o di medicazioni – racconta Stefania Mautone –. Lì ho respirato la passione per questo lavoro».

Passione che ieri, 27 settembre, le è valsa l’onorificenza del Cavalierato della Presidenza della Repubblica per il suo impegno come infermiera in prima linea all’ospedale Vecchio Pellegrini di Napoli nella lotta contro il coronavirus. Lo stesso riconoscimento di Cavalieri al merito sarà consegnato anche ai fratelli Valerio e Maria, infermieri al Sant’Anna di Como e al fratello Raffaello, che lavora all’ospedale di Lugano.

Una famiglia di infermieri – Prendersi cura degli altri è l’imperativo in casa Mautone. «Nostro padre dava il primo soccorso e mia madre, anche se non era infermiera, veniva chiamata per fare le punture – racconta Stefania –. La nostra famiglia è sempre stata un “faro” per il quartiere». La scelta di seguire le orme del padre è stata per tutti e quattro i fratelli scontata: «Il primo è stato Raffaele, che entrò in Marina come infermiere. Io, nonostante avessi frequentato il liceo linguistico, scelsi questo mestiere, non mi sono mai immaginata in nessun altro ambito». Oltre al padre Giorgio, ora in pensione dopo 42 anni in servizio nel reparto per malati di tubercolosi dell’ospedale Monaldi, ai quattro figli infermieri, anche generi e nuore lavorano nella sanità, come infermieri a loro volta o come oss. «Perfino mio marito l’ho conosciuto in ospedale, era il mio tirocinante», ammette Stefania.

La battaglia contro un “mostro sconosciuto” – Quando la pandemia è esplosa i fratelli Mautone si sono ritrovati a combattere uniti, anche se a distanza, la stessa battaglia. «Quella contro un mostro sconosciuto», lo definisce Stefania, mentre ricorda quei mesi. Il reparto di cui è caposala, quello di Chirurgia vascolare e medicina a lunga degenza, è stato presto trasformato in reparto per accogliere i pazienti guariti da Covid, ma che ancora avevano difficoltà a respirare o a compiere anche le più semplici azioni. «Quelle stanze sono state sempre piene fino a due mesi fa – aggiunge Stefania –. Io avevo una

bambina di otto mesi e i colleghi mi dicevano: “È pericoloso, stai a casa!”. Ma io non potevo. C’era bisogno di me, la voglia di aiutare e il senso del dovere erano più forti della paura di ammalarmi». Per la dedizione con cui si è presa cura dei suoi pazienti Stefania si è guadagnata il soprannome scherzoso di “Parrucchiera del Pellegrini”: «Quanti shampoo ho fatto… Ricordo una signora che non aveva potuto lavare i capelli per due mesi, le ho detto che erano da tagliare perché la situazione era disastrosa e lei era disperata. Così piano piano con il balsamo ho risolto».

L’incontro con papa Francesco – L’impegno dei fratelli Mautone, oltre che l’attenzione del prefetto, ha catturato anche quella di papa Francesco, che li ha incontrati in udienza privata il 4 settembre 2020: «Gli abbiamo portato le nostre divise e le lettere dei pazienti: il sudore e le lacrime dei mesi peggiori. Siamo tornati a Roma anche quest’anno, all’inizio di settembre, ma questa volta con i pazienti guariti». Come Andrea Merlo, 24 anni, che colpito dal Covid, ha rischiato di morire. In ospedale, accanto a lui, ha trovato uno dei fratelli Mautone, Valerio: «Sono diventati amici. Andrea chiama Valerio “il mio angelo custode” e gli ha chiesto di fargli da testimone di nozze».

Il Cavalierato«Voglio dedicare questo riconoscimento a tutto il personale sanitario che si è impegnato duramente nei reparti Covid – ha dichiarato Stefania Mautone durante la cerimonia –. In particolare ai tanti colleghi che non ce l’hanno fatta. L’emozione è stata fortissima. Nostro padre ci dice sempre “Voi, coraggio!” e adesso ci ritroviamo tutti e quattro con il camice bianco, che per noi significa sacrificio, impegno e amore per il prossimo».

Redazione Nurse Times

Fonte: Corriere del Mezzogiorno

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