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Coronavirus, mascherine all’aperto: si valuta l’anticipo dello stop

Sarà il Comitato tecnico scientifico a fornire il proprio parere al Governo. L’obbligo potrebbe cadere il 5 luglio, o comunque non più tardi del 12.

Quasi tutta l’Italia in zona bianca, senza coprifuoco e, forse, molto presto senza obbligo di mascherina all’aperto. L’ultimo simbolo del coronavirus sta per cadere anche nel nostro Paese, ma la data definitiva sulla relativa disposizione non è ancora certa e, ancora una volta, sarà il Comitato tecnico scientifico a fornire il proprio parere al Governo.

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Gradualmente si torna alla quasi normalità anche nei trasporti pubblici: in alcune regioni già bianche, come Lombardia, Emilia Romagna e Piemonte, è stata anche allargata la capienza dei bus, passando dal 50% all’80%. Ma la necessità di fissare “modalità e termini della permanenza dell’obbligo di indossare i dispositivi di protezione delle vie respiratorie all’aperto” resta al momento la priorità sulla quale si discute a livello nazionale. Dopo l’annuncio del premier Mario Draghi, che aveva anticipato la richiesta di una valutazione al Cts, è stato poi il ministro della Salute, Roberto Speranza, a chiedere formalmente agli scienziati un parere ufficiale e definitivo.

Gli esperti si riuniranno a breve per un primo incontro, dal quale non è ancora chiaro se possa già emergere un pronunciamento univoco. Sulla fine dell’obbligo di mascherina, per il momento solo negli spazi all’aperto a meno che non ci si trovi in una situazione in cui è impossibile garantire il distanziamento, già ci sono alcune date possibili e si fa sempre più compatto il fronte di chi spinge per inizio luglio: forse il 5 luglio, o comunque non più tardi del 12.

L’ipotesi sarebbe quella di accelerare i tempi della decisione, ma resta anche molta cautela a causa della diffusione delle varianti, su cui ci saranno più certezze solo nelle prossime settimane. Sembra però certo che si potrà stare senza mascherina solo nei luoghi all’aperto e dove non ci sono rischi di assembramento

 perché, altrimenti, andrà sicuramente indossata.

Pressioni indirette sulla questione sono arrivate negli ultimi giorni a causa di provvedimenti simili annunciati in Spagna (dal 26 giugno) o già in vigore in Francia da giovedì scorso. Nel resto d’Europa, invece, Belgio, Olanda, Austria, Svizzera e alcuni lander della Germania non è stato mai imposto l’obbligo, così come nel Regno Unito.

Il Comitato tecnico scientifico è chiamato a pronunciarsi anche sull’apertura delle discoteche, tema sul quale, dopo un primo incontro, il Cts si è riservato ulteriori approfondimenti: anche questa riapertura potrebbe essere disposta dal Governo da inizio luglio e sicuramente con l’obbligo del cosiddetto green pass. In attesa che anche l’ultima regione, la Valle D’Aosta, si aggiunga il 28 giugno al resto del Paese in zona bianca, da oggi anche Basilicata, Calabria, Campania, Marche, Provincia di Bolzano, Sicilia e Toscana entreranno nella fascia di rischio più bassa. E alcuni governatori, con l’avvio della stagione turistica, già corrono ai ripari contro le mutazioni del virus. Ricordando le disposizioni nazionali, il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, chiarisce che “per l’estero ci sono misure severissime per chi viene da Paesi che hanno una recrudescenza di varianti”.

Proprio a partire da oggi, secondo l’ordinanza di Speranza, chi arriva dal Regno Unito, dove la variante Delta dilaga, dovrà sottoporsi a una quarantena di cinque giorni. Intanto nel carcere di Taranto è stato individuato un focolaio in cui sono coinvolti 34 detenuti: una situazione che ha reso necessario lo screening delle 670 persone ristrette nello stesso istituto.

Redazione Nurse Times

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